Lattuale crisi, inoltre, aggrava la trasmissione intergenerazionale delle diseguaglianze: il 29,5% di quelli che ISTAT considera giovani sono oggi in cerca di occupazione. Le politiche bipartisan che sono state adottate hanno privilegiato ammortizzatori sociali a favore dei cinquantenni per ridurre le conseguenze sociali della crisi. Rimane invece limitata lattenzione ai giovani che rimangono degli outsider. Occorre sottolineare che, tuttavia, la crisi finanziaria si sta dimostrando anche uno stimolo rilevante per accelerare quelle riforme strutturali che il Paese richiede in uno scenario mondiale sempre più competitivo.
Altro aspetto approfondito nellincontro è linvecchiamento dellItalia, che ci accomuna fra i paesi avanzati solo al Giappone. Certamente questo è un importante traguardo raggiunto in termini di aspettativa e qualità della vita. Si vive più a lungo, ma con una frattura demografica dovuta alla denatalità, con la conseguenza che in venti anni abbiamo perso lequivalente di una generazione di italiani. Nei paesi angolosassoni la modernità è stata accompagnata da un ambiente pubblico che favorisce la nascita e listruzione dei figli. LItalia non ha creato questo presupposto, mentre al contempo è tramontato il modello della famiglia patriarcale e viene scaricato sulle donne, impegnate professionalmente, lonere domestico e della crescita dei figli. Fra gli effetti dellallungamento della vita occorre sottolineare linvecchiamento della classe dirigente. La domanda è come immettere in modo coattivo alcuni strumenti che promuovano laffermazione e lo sviluppo dei giovani? Come ridurre il tasso di cooptazione nella politica e nelle professioni, aumentando la competizione e il riconoscimento del merito? Come creare le condizioni perché i giovani lascino anticipatamente la famiglia di origine e accelerino il loro percorso di carriera e di costruzione di una propria famiglia?
